venerdì 26 aprile 2013

La Thailandia, il Thai baht e l’economia della regione

Un afflusso troppo rapido di capitali da parte di investitori stranieri potrebbe condurre la moneta thailandese ad uno stato inflattivo

La moneta thailandese, il Thai Baht, continua nel suo trend di crescita, salendo vertiginosamente da 0.42 al 28.89 per dollaro americano alle 9 di ieri mattina, portando il suo tasso mensile a 1.38 per cento e quello annuale a circa il 6 per cento. Sembra quindi non esservi alcun rallentamento per l’apprezzamento della moneta thailandese mentre gli Stati Uniti, l’Unione Europea ed il Giappone continuano ad immettere moneta nel tentativo di difendere le proprie economie e le proprie divise.
Mentre gli Stati Uniti hanno iniettato circa tre trilioni di dollari (87 trilioni di THB) nella propria economia dopo la crisi finanziaria del 2008, l’Unione Europea ha aperto e chiuso i propri rubinetti per gettare liquidità nel mercato finanziario e mettendo a punto dei veri e propri pacchetti d’intervento secondo le necessità degli Stati Membri UE. Queste due sole economie sono responsabili della infusione combinata di 7 trilioni nei propri sistemi finanziari.



Ad essi si aggiunge poi il Giappone, oggi guidato dal Premier Shinzo Abe, con la sua promessa di trarre l’economia della sua Nazione fuori dalla deflazione attraverso un colpo da 2.7 trilioni di Dollari USA.
Confermando il rating Aa3 e con una prospettiva stabile confermata lunedì scorso, il Servizio Investitori Moody’s ha sottolineato che il Giappone potrebbe dover affrontare un livello straordinario di debito pubblico per mantenere il rating ottenuto. Il Giappone ha un vasto bacino di risparmi nazionali ed una bassa speculazione del settore privato, il che impartisce stabilità nel mercato finanziario nazionale.
Il Giappone ha una posizione, in termini d’investimento, molto forte in sede internazionale, una posizione che lo mette in grado d’essere un cuscinetto interposto contro gli scossoni dei mercati finanziari globali e che genera anche un flusso di capitali in ingresso alquanto stabile a sostegno del surplus finanziario corrente. Questo assetto consente al Governo giapponese di trarre benefici dai bond a tasso nominale basso nonostante abbia il più grande debito del mondo. Il mercato dei bond azionari del Governo giapponese ha anche un alto livello di immunità rispetto alla volatilità del clima finanziario esterno.
“La nuova politica monetaria Quantitativa e Qualitativa per alleviare della Banca del Giappone assicura che il Governo continuerà ad avere bassi costi fino al 2014”, ha affermato Moody’s. Vede rischi nel lungo termine ma sembra che Shinzo Abe chiuderà un occhio per quanto riguarda una eccessiva cautela, almeno per adesso.
La politica di Abe finora sembra aver lavorato bene. Lo yen, che è salito fino a raggiungere il livello di 78 per dollaro americano lo scorso anno, si sta indebolendo. Nella giornata di ieri è scivolato al 12 per cento, raggiungendo così il livello più basso mai raggiunto fin dal 2009. Nei confronti del Thai Baht, è più in basso del 6.70 per cento lungo l’ultimo mese, raggiungendo il livello di 29.18.
Gli esportatori thailandesi saranno quelli che risentiranno maggiormente di questo quadro, soprattutto in considerazione del fatto che più del 30 per cento delle esportazioni thailandesi sono destinate proprio verso gli USA ed il Giappone. I contratti a copertura del rischio di cambio sono praticamente un must del momento, in particolar modo se si tiene conto del fatto che il Thai Baht sembra volersi assolutamente rafforzare ulteriormente contro le due valute, con afflussi continuativi.
Il Gruppo Ricerca DBS intravede ulteriori investimenti in uscita dal Giappone in cerca di collocazioni migliori nel mondo, ravvisate nell’Eurozona e nel Sud Est asiatico. Ad esempio, il debole Yen ha dato una mano nel puntellare l’Euro a 1.30 contro il dollaro. I bond governativi in Italia son ritornati ai loro precedenti livelli di collocazione detenuti nella prima parte dello scorso mese di febbraio. Il Fondo Investimento Pensioni del Governo Giapponese, il fondo pensionistico più grande del mondo con un portfolio di 1.2 trilioni di dollari americani, questo mese dovrà rivedere la allocazione del suo assetto. “Il Giappone ha indicato il Sud Est Asia come destinazione potenziale per i propri investimenti”, ha affermato il Gruppo Ricerca DBS. Il Thai Baht thailandese ed il Ringgit della Malaysia appaiono essere i più ricettivi nei mercato odierni. Questo ha aiutato Singapore ad ancorare meglio il proprio dollaro e compensare alcune delle pressioni da parte del Won coreano e del Dollaro di Taiwan.
Usara Wilaipich, Senior Economist presso la Standard Chartered Bank (Thailandia), ha affermato che il Thai Baht potrebbe essere la valuta meglio performante a livello mondiale, quella con il più grande avanzamento nell’anno corrente. Dopo un incremento del 3 per cento lo scorso anno, ha aggiunto finora un 5.4 per cento quest’anno, l’avanzamento più grande tra le 11 monete maggiormente circolanti nella regione. Nel brevissimo periodo, il momento della crescita sembra essere confermato.
Le misure di stimolo introdotte in Giappone spingeranno i flussi verso i mercati emergenti, innanzitutto verso le grandi economie, Cina, India, Indonesia ed il Sud Est Asia considerato nella sua interezza, ha aggiunto l’esperta di economia e finanza, oltre che dei flussi delle valute.
A fronte di flussi di capitali in entrata e di forte domanda onshore per la propria valuta, la Cina ieri ha innalzato il rapporto Dollaro/Yuan fissandolo allo 0.15 per cento, la crescita maggiore fin dallo scorso 8 febbraio, raggiungendo il livello di 6.2548 per dollaro.
In ogni caso, la People’s Bank of China mantiene ancor oggi pugno fermo sulla propria valuta, non lasciandola fluttuare troppo liberamente sotto i voleri del mercato. Il Fondo Monetario Internazionale nello scorso mese di luglio ha ripetuto una asserzione per la quale lo Yuan era “moderatamente” sottostimato.
“Incapace di trovare una propria via per la Cina, la liquidità fluisce verso altre economie che potrebbero produrre ritorni migliori. India e Indonesia stanno ancora soffrendo di una inflazione alta e di deficit di valuta. Il Nord Est Asia –in special modo la Corea del Sud- è preda delle tensioni createsi nella Penisola Coreana, e così i flussi si condenseranno a favore del Sud Est Asia”, ha aggiunto Usara Wilaipich.
A livello regionale, sulla base di 1.6 miliardi di dollari americani di afflussi di capitali stranieri verso azioni nello scorso mese, il Ringgit malese –che s’è mosso verso l’alto più del 3.6 per cento lo scorso anno- nella giornata di ieri ha raggiunto un livello di 11 su base mensile raggiungendo 3.03 per Dollaro USA. La prospettiva economica, però, avrà un quadro più chiaro e dipenderà largamente dai risultati delle elezioni del prossimo 5 Maggio.
Il Peso, la valuta delle Filippine, ci si aspetta che cresca fino a raggiungere i 39.3 per dollaro dopo aver vinto un rating nel grado d’investimento. Il guadagno potrebbe essere limitato dal 7 per cento d’apprezzamento dello scorso anno.
I problemi dell’Indonesia sono un caso a parte. Mentre il consumo è stato alto, gli investimenti diretti stranieri, negli ultimi anni, hanno spronato l’importazione, conducendo ad un pesante deficit di flusso corrente. Le sue riserve straniere sono diminuite di circa 100 miliardi di dollari americani, al confronto dei 200 miliardi di dollari americani in Thailandia la cui economia è la terza in ordine di grandezza. “Ora la Thailandia è la destinazione più promettente. I titoli a 10 anni al 2.9 per cento nelle Filippine, contro il 3.5 per cento in Thailandia, indicano il flusso incrociato tra Nazioni”, ha aggiunto Usara Wilaipich.
Ulteriori fondi giungeranno dal Giappone verso il mercato dei titoli thailandesi in cerca di maggiori guadagni. Sebbene i tassi d’interesse giapponesi cresceranno sull’onda della nuova politica economica e finanziaria, sono ancora i tassi più bassi della regione. La Thailandia è una destinazione promettente con un più alto ritorno e la possibilità di apprezzamento della valuta.
Secondo il Mercato dei Titoli Azionari di Thailandia, i fondi globali hanno acquisito una rete di 10 miliardi di titoli governativi thailandesi nell’arco di quest’anno. “Gli afflussi potrebbero condurre a punte nella fissazione dei prezzi. Allo stesso modo, se i flussi in entrata continueranno a questa velocità, il Thai Baht potrebbe incorrere in uno stato d’inflazione, crescendo oltre i fondamentali sottolineati”, ha aggiunto Usara Wilaipich.

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